Chi sono
LA MIA STORIA
Biografia di Silvana Accossato
- SILVANA UNA VOLTA
- SILVANA E LA SCUOLA
- LA SCUOLA SUPERIORE, LE PRIME LOTTE, L’UNIVERSITA’, IL LAVORO
- L’IMPEGNO POLITICO INIZIA A SAVONERA
- PROSEGUE IN CONSIGLIO COMUNALE
- IL MATRIMONIO, LA FIGLIA, LA PROVINCIA, LE OLIMPIADI
- IL TEMPO LIBERO
- VITA DA SINDACO…
SILVANA UNA VOLTA
“…le mie origini sono tutte collegnesi, sono di Savonera dove già i miei g
enitori erano nati.Savonera ieri più di oggi, parliamo dei primi anni ’60, era una zona periferica, in più la mia famiglia risiedeva lungo la statale Torino-Pianezza, una sorta di periferia nella periferia.La scuola dell’obbligo, prima le elementari e poi le medie, mi ha permesso di avvicinarmi al centro della città”.
SILVANA E LA SCUOLA
“Ricordo bene quanto mi fecero impressione le aule della Boselli, con quei soffitti altissimi, ancora più alti per una bambina qual’ero io di appena sei anni. E poi il pulmino pubblico, istituito per la prima volta proprio quell’anno, che passava a prenderci per portarci tutti a scuola. E La Maestra, la signora Terreni che sapeva mescolare affetto e severità.
Silvana alle elementari“Era una scuola elementare diversa – continua Silvana – con il tempo spezzato, dalle 9 alle 12 e poi il pomeriggio, forse il tempo pieno come lo vorrebbe di nuovo la ministra Moratti, con gli assistenti comunali durante la mensa, dove la refezione forniva solo il primo e chi poteva si portavala pietanza da casa.
Momento per me obbligato, abitando lontano e con la mamma che lavorava, ma anche di forte socializzazione perché c’erano tanti amici con cui giocare e il cortile della Boselli era così adatto…”
“Ho iniziato le elementari nel 1964, quando l’immigrazione a Collegno cominciava a farsi sentire anche su un’istituzione come quella scolastica. Ricordo bene che la mia prima classe era composta da oltre 45 bambini, solo in un secondo tempo divisa in due classi perché in una non ci stavamo”.
Chi crebbe in quel periodo ebbe modo di confrontarsi direttamente con situazioni sociali diverse, disuguaglianze evidenti che non potevano lasciare indifferenti. “Molte delle famiglie più disagiate vivevano nel centro storico o in quelle che allora erano chiamate basse Dora. Bambini che arrivavano un po’ da tutto il mezzogiorno e dal Veneto, che, a ripensarci oggi mi consentì di conoscere culture e tradizioni in qualche modo diverse. Mi colpì molto il fatto che il “pacco dono” regalato dal Comune ai bambini per Natale, per molti rappresentasse l’unico dono che avrebbero ricevuto”.Silvana “Vigilessa”
“Andavo orgogliosa del distintivo verde, con apposto uno scoiattolino marrone, ottenuto in qualità di “Amico degli Alberi”, ossia bambina amante degli animali e della natura.E poi il corso fatto in quarta elementare come bambini-vigili, che portò me ed altri bambini di tutte le scuole collegnesi a partecipare ad importanti iniziative cittadine con nostra divisa e paletta da vigile. Per esempio l’inaugurazione di Corso Papa Giovanni, Ponte Martin Luther King e la prima casa popolare di corso Kennedy, oltre alle Rassegne commerciali. Ricordo ancora conuna certa commozione il mio primo 25 aprile, nel 1965, proprio nel ventennale della Liberazione con tutte le mie compagne di classe e la maestra che ci accompagnava e le mamme dei partigiani sedute tutte in prima fila, ancora giovani”.
A quel tempo sindaco di Collegno era Ruggero Bertotti, il cui insegnamento viene rivendicato da Silvana Accossato. “La sua impronta – spiega la candidata del centrosinistra – è stata molto importante, soprattutto l’attenzione che ha sempre avuto per i propri cittadini, i bambini e gli anziani prima di tutti. L’ammirazione e l’affetto per Bertotti sono stati sempre molto forti per me, e sono convinta che in qualche modo quel senso di appartenenza e di orgoglio per la Città che lui cercava di trasmettere alle giovani generazioni, abbia condizionato la mia vita”.
“Poi le medie alla Don Minzoni, tra gli insegnanti Don Paradiso e la”Prof” di lettera Ramini. La danza ritmica, il coro scolastico, gli amici che sapevano suonare la chitarra, in particolare uno, Mauro, che sul bus verso casa ci suonava le canzoni di Lucio Battisti. Sono i tempi dei primi flirt, i pomeriggi alle giostre. Nascono in quegli anni delle amicizie importanti”.
Sono i primi anni ’70 “La Don Minzoni scoppiava, le classi arrivavano alla lettera “P”, alcune erano addirittura ospitate allo Sky Residence su corso Francia”.
LA SCUOLA SUPERIORE, LE PRIME LOTTE, L’UNIVERSITA’, IL LAVORO
Arrivano gli anni del liceo, la scelta cade sullo scientifico “Volta” di Torino, Silvana Accossato si trova a vivere più a Torino che a Collegno. Sono anni di formazione e crescita, in cui il rapporto con la città rimane sullo sfondo. “Pur non essendo una leader del movimento – racconta la Accossato – ho sempre partecipato alle attività, agli scioperi e alle assemblee che fiorivano in quegli anni. E’ un periodo intenso, caratterizzato dalla nascita di quelle amicizie forti, destinate a durare tutta una vita. “Sono persone che vivono sparse un po’ ovunque, dalla Germania all’Australia alla più vicina Genova ma con cui ancora oggi, grazie anche alle nuove tecnologie quali internet, è bello sentirsi e scambiarsi opinioni. La politica inizia a far capolino proprio allora. Sono anni di confronto molto intenso, di divisioni anche aperte tra “i cremini” e quelli di sinistra. Un periodo fatto di intense letture, dai giornali ai libri, e da interessi culturali, dal cinema al teatro, ai primi concerti: De Andrè, Guccini e gli Inti Illimani”.
“…Per lungo tempo ho pensato di proseguire gli studi a Psicologia, forse affascinata anche dalla situazione manicomiale collegnese e dagli sviluppi che porteranno poi alla Riforma Basaglia, ma dover cambiare città – allora la facoltà aveva sede a Padova – e i costi conseguenti da tale scelta mi fecero desistere. Un insegnante di scienze, a quel punto, mi sottolineò il fatto che l’agronomia sarebbe stata la scienza del futuro e io, legata anche alle origini contadine della mia famiglia, mi convinsi a iscrivermi ad Agraria”.
L’11 novembre del 1982 Silvana si laurea con 110 e lode. Seguono alcuni anni in cui alterna l’attività di ricercatrice nei laboratori dell’Università con supplenze in alcune scuole medie della zona, tra cui la Gramsci di Collegno, finché nel 1985 supera quasi in contemporanea un concorso per la cattedra di scienze agrarie e un altro per un posto da ricercatrice a Milano. Sceglierà il primo, iniziando ad insegnare all’Istituto Ubertini di Carmagnola.
L’IMPEGNO POLITICO INIZIA A SAVONERA
Nel frattempo, è il 1980, arriva l’elezione nel Consiglio di Quartiere a Savonera. “Feci una bella esperienza, occupandomi di temi impegnativi come la localizzazione delle discariche, ma anche di cultura, aggregando un bel gruppo di giovani del quartiere. In quel periodo conobbi Maurizio (ndr: Maurizio Drappella, direttore della Voce della Dora, oggi marito di Silvana)”.
Primo piano di SilvanaLa prima significativa avventura politica di Silvana Accossato è rappresentata dal Comitato “Selva Braselli” “… costituito tutto da donne nato sul presupposto di sostenere questa prigioniera politica uruguaiana. Erano gli anni più duri e tristi della dittatura nel piccolo stato sudamericano, destinata a cadere nell’estate del 1984. Gli esuli nel nostro Paese chiesero di “adottare” dei singoli prigionieri politici, per essere più incisivi nell’azione di solidarietà. A Collegno toccò proprio Selva, incarcerata già da alcuni anni, madre di due bambine, consigliere comunale a Montevideo. Furono coinvolte donne del PCI, della DC, del PSI e di quella che oggi verrebbe definita la società civile.. Per quanto mi riguarda fu un modo positivo per avvicinarmi sempre di più all’impegno attivo nella politica. Ma anche per trovare amicizie importanti e di lunga data, come quella con Marina Ruzza, Laura Gorrino e l’indimenticabile Elsa Bertino”.
Il lavoro del comitato si rivelò positivo, dato che con l’aiuto fondamentale del Presidente Pertini e della Farnesina si riuscì a far riconoscere la cittadinanza italiana a Selva Braselli e infine si ottenne la sua liberazione nel 1984. Tre anni dopo venne a farci visita, per ricevere personalmente la cittadinanza onoraria che Collegno le aveva conferito nel 1983”.
PROSEGUE IN CONSIGLIO COMUNALE
“…oltre alla cattedra di Carmagnola vince anche il concorso in un Istituto di ricerca a Milano a cui rinuncia, e viene eletta per la prima volta in consiglio comunale a Collegno come indipendente nelle fila del PCI. “Nel 1985 vengo eletta in Consiglio Comunale. Eravamo un bel numero di donne, più di un terzo dell’intero gruppo consiliare del partito: c’eravamo io, Maria Luisa Mattiuzzo, Luisa Bianco, Laura Gorrino, Piera Barbero e Daniela Celli che era assessore uscente. Le donne c’erano, si candidavano e venivano anche elette. Una grossa differenza, purtroppo, rispetto alla situazione odierna. Anche qui mi occupai di giovani, sostenendo la costituzione, all’inizio un po’ contrastata, del Forum dei giovani”.
Nel 1986 arrivano le dimissioni di Daniela Celli e al suo posto, a soli 28 anni, viene scelta proprio la nostra Silvana Accossato. “Ho iniziato facendo l’assessore all’istruzione e alla condizione femminile. Quest’ultima delega esisteva solo in un altro Comune piemontese, ad Alba. Uno dei primi ricordi che mi vengono in mente riguarda un’assemblea di insegnanti a Borgata Paradiso, dove mi raccontano, com’è d’uso quando arriva un nuovo assessore, un elenco lunghissimo di problemi e lagnanze. Nonostante fossi un po’ in difficoltà, risposi nel modo che mi divenne abituale in questi casi e che tuttora mi sembra valido per non prendere in giro i miei interlocutori: approfondirò e solo dopo vi risponderò”.
Al centro di quell’esperienza la difesa degli asili nido, già in quel tempo a rischio di tagli sul bilancio. “Tra le mie responsabilità vi erano 3 asili nido, 20 scuole, circa 40 educatrici e 150 bidelli. Un rapporto diretto, tanto che a quel tempo, se mancava il personale (ndr: siamo prima della legge 142) la dirigente mi telefonava al mattino presto per chiedermi se doveva o no chiudere il servizio. Ma, nonostante le difficoltà economiche, gli Asili nido a Collegno non chiusero. Si avviò, in accordo con il personale, un lavoro di rivisitazione del servizio, comprendendo che occorreva rispondere meglio alle esigenze delle famiglie con la proposta di nuovi servizi, quali per esempio, il Nido aperto ad agosto. In sostanza si volle rispondere alla situazione di crisi con l’innovazione e la ricerca continua di nuove soluzioni”.
“ Sono anni – continua l’Accossato – di consigli comunali che terminano spesso alle sei del mattino. Il tutto mentre mantenevo il mio lavoro di insegnante alla scuola media superiore di Carmagnola. Tra le cose fatte mi piace sottolineare il centro di documentazione per le scuole, grande palestra di confronto con e tra gli insegnanti e, nell’ultimo periodo, con i genitori. Poi l’esperienza di educazione alla pace avviata con il centro Sereno Regis, e l’avvio di politiche interculturali. Quindi l’attivazione, nel 1988, del Telefono Donna, realizzato per la prima volta in Italia da un’amministrazione pubblica, con un’ avvocata a disposizione gratuita per le questioni familiari. Tra il ’90 e il ’93 ho ricoperto anche il ruolo di assessore al Lavoro, quando nella nostra città il tasso di disoccupazione raggiungeva la cifra record del 16% e non si sapeva come uscirne. Era l’onda lunga della crisi Fiat che, seppure in modo diverso, si fa sentire ancora oggi”.
Il periodo da assessore comunale si conclude per Silvana Accossato nel 1995. Nel 1989 Silvana Accossato si iscrive per la prima volta al Pci. Di li a poco nascerà il Partito Democratico della Sinistra. “Pur essendo stata indipendente per anni, ricordo ancora il brivido e lo smarrimento di quando, al telegiornale, sentii per la prima volta Occhetto annunciare la volontà di cambiare nome. Ho dovuto fare un passaggio razionale per approvare la svolta e poi sostenerla in pieno”
IL MATRIMONIO, LA FIGLIA, LA PROVINCIA, LE OLIMPIADI
Anche sul piano personale sono anni di cambiamenti profondi: nel 1990 Silvana Accossato si sposa con Maurizio Drappella. “Nel 1995 mi accorgo di voler dedicare più tempo alla vita privata, alla scuola e all’approfondimento. Silvana , il marito Maurizio e la loro bimba Irene.
La proposta di candidarmi in Provincia sembra andare in questa direzione e quindi accetto”.
Dopo un anno da consigliere provinciale – durante il quale continua a svolgere il proprio lavoro di insegnante – di nuovo si aprono per Silvana Accossato le porte per un incarico importante: “C’è l’esigenza di allargare la Giunta e la Presidente Mercedes Bresso chiede la mia disponibilità. Nonostante i propositi di rallentamento dell’attività risposi di si perché era troppo stimolante l’idea di mettermi nuovamente alla prova”.
Il primo luglio del 1996 c’è l’incarico da assessore al Turismo e allo Sport per la Provincia di Torino. “Era un assessorato che quasi non esisteva, con pochissime funzioni. Nacquero allora, su mia iniziativa, attività ormai consolidate quali “Città d’arte a Porte Aperte”, “Porte Aperte allo Sport” e lo Sportello Sport, un servizio di consulenza gratuita ai Comuni sulla gestione degli impianti sportivi fortemente condizionato dalla mia precedente esperienza collegnese”.
E nasce in questo periodo anche l’idea che segnerà le prospettive del territorio piemontese negli anni a venire: candidare Torino quale sede delle Olimpiadi invernali del 2006. “… Me ne occupai da subito, contattando Pescante per capire le possibilità reali di Torino. Il Coni ci disse di andare avanti. Fu una sorta di miracolo: a novembre non era ancora pronto niente, e a Natale depositammo un dossier fitto di dati e foto. A Gennaio ’98 il Coni ufficializza la candidatura, e a febbraio vado in Giappone, alle Olimpiadi di Nagano, a rappresentare la candidatura italiana, così come poi farò alle Olimpiadi di Sidney e di Salt Lake City”.
Nel frattempo nasce Irene, la sua unica figlia (a cui è seguita un’adozione internazionale a distanza di Fekadu, un bimbo etiope coetaneo di Irene) e di conseguenza deve diminuire gli impegni. “Il 19 giugno 1999, quando resero nota la vittoria di Torino, non ero a Seul perché ero a casa ad allattare mia figlia”. Ma in quegli stessi giorni Silvana è rieletta in Provincia (un ottimo risultato personale che la pone come prima eletta nel centrosinistra) e nuovamente nominata Assessore: Turismo, Sport e Olimpiadi. Inizia un periodo di grande impegno locale (il Toroc e il Comitato di regia) e internazionale che apre nuovi orizzonti e consente relazioni professionali e personali di grande qualità.
“Ho capito che era possibile, nonostante la maternità, continuare l’esperienza iniziata. Come una qualunque mamma che lavora. Una cosa che mi sembra importante. Sono stati anni intensi, grazie ai quali ho conosciuto realtà interessanti e stimolanti del territorio provinciale. E’ stata un’occasione che mi ha permesso di valutare il “sistema Collegno” da altri punti di vista e che se da un lato hanno confermato la forte capacità innovativa della nostra città, dall’altro mi hanno consentito di apprezzare e di fare tesoro di altre esperienze amministrative altrettanto significative. Ho comunque lavorato anche per la mia città, contribuendo a portare alcuni risultati come ad esempio la realizzazione del Liceo che aprirà a settembre all’interno del Parco Dalla Chiesa e l’impegno della Provincia per il nuovo Ponte sulla Dora e del Viale Certosa che collegherà Collegno a Corso Marche.
IL TEMPO LIBERO
Silvana durante una camminata in montagnaL’impegno politico e professionale di questi anni si sono alternati ai momenti più personali, con la famiglia e con gli amici, insieme ai quali Silvana ha condiviso alcune passioni come la montagna, il cinema, i viaggi. “Non ho mai praticato sport agonistici, ma mi è sempre piaciuto tenermi in movimento, con escursioni in montaSilvana con la sua amica Marina in Messicogna, lo sci d’inverno, la palestra appena possibile. E poi tifo Toro. La cosa che però amo di più è la lettura, gli autori sudamericani con Amado e Garcia Marquez in prima fila, le scrittrici contemporanee, Stefano Benni.Da quando c’è Irene ho purtroppo trascurato il cinema e l’appuntamento settimanale con il Cineforum L’Incontro/Suburbana.
La voglia di conoscere mi ha portato a visitare paesi anche lontani come il Messico, l’Argentina (dove come molti piemontesi ho una grande parentela), il Brasile, Cuba, gli USA e tanti altri paesi europei, sempre con mio marito e gli amici organizzandoci per conto nostro.
Da ognuno di questi viaggi (soprattutto vedendo le povere periferie delle grandi metropoli sudamericane) ho imparato qualcosa che mi ha permesso di guardare con occhi diversi la nostra realtà quotidiana”.
La sera del 14 giugno 2004, quando giunsero i risultati che davano oltre il 70% dei
consensi provai un misto di sensazioni che mi scossero non poco.
Lo stupore per la dimensione del successo, la felicità per il grado di fiducia e credibilità che avevo evidentemente offerto negli anni precedenti, la preoccupazione per le attesa che creava un così forte consenso, infine la conferma che nei 5 anni che mi attendevano avrei dato tutto il possibile per meritarmi la fiducia di tanti cittadini.
Puoi fare tutto questo se alle spalle hai una famiglia che ti sostiene e nella quale sai di poter trovare gli affetti giusti, quelli di Irene e di Maurizio, oltre naturalmente a quelli dei miei genitori.
In questi cinque anni ho cercato, abbiamo cercato io e mio marito, di far comprendere a Irene la particolare situazione di essere la figlia di
una persona che aveva un compito importante in città. Ma, anche grazie a splendidi amici conosciuti proprio nella scuola, siamo riusciti a trascorrere cinque anni sereni.
La Giunta che nominai nell’estate del 2004 perse quasi subito, dopo circa un anno e in modo tragico, Salvatore Treccarichi. Stava giocando una partita amichevole di beneficienza, avversari gli amministratori di Grugliasco. Si accasciò per terra e a nulla valse l’intervento immediato del sindaco-medico Mazzù. Salvatore ha vissuto con passione e per almeno tre decenni il suo impegno politico, senza alcuna carica di spicco. Quella di Assessore ai Lavori Pubblici era un ruolo che lo inorgogliva e mi è sembrato giusto dedicargli il nuovo centro civico del Villaggio Dora, proprio vicino alla casa dove viveva con la sua famiglia.
Voglio anche ricordare due amici e compagni che se ne sono andati: Paola Mocci, ex vigilessa tuttofare e anima della mia campagna elettorale del 2004; Ettore Sassi, consigliere comunale e presidente del Consiglio di Gemellaggio.
Ogni cittadino dovrebbe provare a fare il Sindaco. Comprenderebbe meglio – di quanto già non sappia – i bisogni e le necessità di una collettività. Ne conoscerebbe fino in fondo le luci, anche le ombre, gli slanci di altruismo e di solidarietà di tante persone e, purtroppo, l’egoismo e il menefreghismo di altri, per fortuna la minoranza.
Ho incontrato e conosciuto tanta gente. Imprenditori che, realizzando i propri sogni hanno garantito ad altre di beneficiare di un lavoro serio e certo. Persone la cui storia ti fa sprofondare nella tristezza perché raccontano di realtà di grandi povertà economiche e sociali. Poi si incontrano persone splendide e voglio citarne una in particolare, che ha fatto del suo dramma, un’occasione per mettersi a disposizione anche degli altri.
Si chiama Caterina Migliazza Catalano che, insieme a suo marito Ezio vivono da 4 anni un incubo chiamato “scomparsa”, la scomparsa del loro Fabrizio, della cui vicenda molti cittadini già sono al corrente. Non smetterò mai di aiutarli nella loro ricerca e sanno che il mio impegno personale e quello della città gli sarà garantito.
Debbo ammettere che ogni tanto mi sale un po’ di invidia quando sento qualche amica o conoscente che mi racconta del suo tempo libero, di come lo spende. Ecco, se debbo lamentare qualcosa è proprio nella minore “libertà” di poter scegliere tempi e modi del mio “tempo libero”. Anche se poi qualcosa riesco a fare, soprattutto grazie a qualche fine settimana in Val Germanasca, a Prali. E poi le vacanze, soprattutto nella bella e troppo poco valorizzata Basilicata, una regione della quale – io piemontese – mi sento quasi un’ambasciatrice.
Comunque quando mi sento chiedere “come va?” rispondo bene: quando c’è la salute, una famiglia unita, degli amici su cui contare, una casa e non ultimo il lavoro…non mi posso permettere di rispondere “insomma” o “potrebbe andare meglio”. Se dicessi il contrario sarebbe un insulto verso chi i problemi li ha realmente.
Nei primi tempi della mia “vita da Sindaco” qualcuno mi suggerì di essere più affabile, di salutare di più in quanto – secondo il vociferare – apparivo poco cordiale. Come mio solito cercai di capire. In realtà io sono una timida e se aggiungete questo “difetto” al mio essere piemontese allora si capisce il perché di quello che qualcuno scambiava per freddezza. Con il passar del tempo e con una maggior sicurezza nel mio ruolo ho acquisito una facilità di rapporto che oggi mi viene riconosciuta anche da chi allora mi criticava.
Mi sono anche inventata “invita il Sindaco a prendere un caffè”. Ne ho presi almeno un centinaio, andando nelle case dei collegnesi ad ascoltare i loro problemi e suggerimenti. Sono sempre stata accolta bene anche quando i problemi erano pressanti. Come Sindaco ha anche voluto dire avere incarichi prestigiosi – tutti assolutamente gratuiti – per me e per la città: sono Presidente Nazionale dell’Associazione delle Città Gemellate, faccio parte del Direttivo nazionale dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), sono presidente della Consulta Finanza dell’ANCI regionale, Presidente dell’Assemblea dei Sindaci del CADOS.
Ma soprattutto il 2 giugno 2008 sono stata insignita dal Presidente Giorgio Napoletano dell’onorificenza di Ufficiale al Merito della Repubblica.
Queste pagine non sono il luogo adatto per parlare dei problemi politico-amministrativi, ma sono molto orgogliosa di aver concretizzato l’opera attesa da almeno 30 anni: il sottovia ferroviario che abbiamo intitolato ad un grande personaggio della cultura italiana, Nuto Revelli. E tanta è la soddisfazione di aver consegnato i lavori per il tanto agognato Ponte sulla Dora.
Ciò che però mi rende pienamente soddisfatta è quella sensazione di sicurezza che ho al mattino quando porto mia figlia a scuola: la certezza di “consegnare” mia figlia in mani sicure. Ho provato questa sensazione sia all’Asilo nido che alla scuola dell’Infanzia: in questo senso sono orgogliosa di quanto noi del Comune abbiamo continuato a fare per i nostri bambini.




